NIS2 non è solo burocrazia: è un modo più serio di gestire rischio e continuità. Ecco un punto di partenza pratico, in 5 mosse.

NIS2 suona spesso come una montagna di carta. In realtà, se la guardi bene, è una richiesta abbastanza ragionevole: “dimostrami che sai cosa hai in casa, che lo proteggi, e che sai cosa fare quando qualcosa va storto”.

Il problema è che molte aziende partono dal punto sbagliato: cercano il documento perfetto prima di sistemare le basi. Risultato? Tempo speso, sicurezza ferma.

1) Inventario: cosa stai proteggendo?

Non puoi difendere ciò che non conosci. Parti da un inventario minimo: servizi critici, server, cloud, utenti con privilegi, fornitori chiave. Anche una tabella fatta bene vale più di un “documentone” generico.

2) Rischio: pochi scenari, ma reali

Fai una mini risk analysis basata su 6–10 scenari concreti: phishing con furto credenziali, ransomware, fermo del gestionale, perdita dati da mailbox, guasto server, disservizio provider. Per ognuno: impatto, probabilità, contromisure.

3) Misure tecniche: le “3 fondamenta”

Se dovessi scegliere solo tre cose per ridurre il rischio subito:

  • MFA ovunque (soprattutto admin e posta)
  • Backup con test di ripristino
  • Patch management con cadenza chiara

4) Processo di risposta agli incidenti (anche semplice)

Non serve un SOC NASA. Serve sapere: chi decide, chi comunica, chi isola, chi ripristina. Un runbook di 1–2 pagine batte il panico di gruppo in chat.

5) Evidenze: dimostra, non raccontare

Policy + log + report di test. NIS2 ama le prove: screenshot, report, ticket, verbali. Se non è tracciato, “non esiste”.

Chiusura/CTA: Se vuoi, possiamo fare un “NIS2 quick assessment” in 2–3 sessioni: inventario + rischi principali + roadmap 90 giorni. Ti porti a casa un piano pratico, non solo parole.

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